Storia di un capitano. Francesco Totti e la sua Roma.

totti ciuccioC’è una generazione di appassionati di calcio nati dopo il 1984 che non conosce una Roma senza il suo Capitano. Francesco Totti nasce nella capitale nel quartiere di Porta Metronia il 27 Settembre 1976 e la sua storia con la squadra giallorossa inizia nel lontano 1989 quando il mai dimenticato presidente Dino Viola lo strappa ai cugini biancocelesti dalle giovanili della Lodigiani. Francesco, tifoso prima che uomo simbolo della squadra capitolina, esordisce in Serie A nel 1993 sotto la guida di Vujadin Boskov. Nel triennio con concittadino “Carletto” Mazzone che gli alterna bastone e carota completa la sua crescita e si prepara ai grandi palcoscenici. Certo la storia è fatta anche di episodi, e se nell’estate del 1996 in rotta con l’allenatore Carlos Bianchi l’allora pupone non avesse siglato una doppietta nell’amichevole contro l’Ajax di Litmanen (all’epoca si ventilava uno scambio tra i due) probabilmente staremmo qui a discutere delle decine di trofei vinti in giro per l’Europa e non di un indissolubile legame con la sua città che lo ha reso immortale agli occhi dei suoi tifosi. Ma la storia non si scrive con i “se” e quell’annata si conclude (per fortuna) con l’addio alla Roma dell’allenatore argentino, a cui seguiranno le due stagioni zemaniane. Calcio offensivo e spettacolare nel quale Francesco si inserisce alla perfezione. Lui che era un centrocampista-trequartista modifica la sua posizione in campo e si adatta al 4-3-3 del boemo. La fascia sinistra della zona d’attacco diventa sua. La classe si era già intravista da tempo ma crescendo inizia a pennellare le prime magiche traiettorie che sorprendono difensori e portieri avversari rimanendo scolpite nella mente dei tifosi. FBL-ITA-SERIEA-AS ROMA-PARMACome il pallonetto ad un parmense Buffon o il cucchiaio a Peruzzi nel derby. Poi ci sono gli assist a ripetizione per i compagni che ormai lo hanno individuato come punto di riferimento. Nel 1998 il veterano difensore brasiliano nonché campione del mondo Aldair gli cede la fascia di capitano a soli 22 anni. Perchè Francesco è romano e futuro di questa squadra. Lui accetta e non si smentisce. Diventerà la bandiera, non lascerà mai quei colori nemmeno davanti ad offerte allettanti, in primis quelle del Milan di Berlusconi e del Real Madrid “Galactico” di Florentino Perez che schierava tra gli altri Figo, Zidane e Ronaldo. Nonostante le due buone stagioni con Zeman il presidente giallorosso Franco Sensi capisce che è il momento di fare il salto di qualità e progetta l’ingaggio di tecnico e giocatori di livello internazionale. Per Francesco non può che essere un’ottima notizia, giovane capitano e con un futuro da protagonista in una grande Roma. L’arrivo di Fabio Capello nell’estate del ’99 non basta. La Roma finisce sesta in campionato, Francesco segna meno e, beffa finale, lo scivolone della Juve nelle pozzanghere di Perugia regala alla Lazio lo scudetto all’ultima giornata. I metodi di Don Fabio sembrano non funzionare nella città eterna ma nell’estate del Giubileo arrivano nella sponda giallorossa della capitale Samuel, Emerson e Batistuta e la Roma viaggia sin dall’inizio della stagione successiva con tutt’altro ritmo. In testa praticamente dall’inizio grazie al trio delle meraviglie Totti-Montella-Batistuta deve soltanto gestire il vantaggio sulla Juventus nelle ultime giornate. Dopo aver fallito il primo match point a Napoli, il 17 Giugno 2001 un sole accecante illumina uno stadio Olimpico strapieno e voglioso di festeggiare il terzo scudetto giallorosso 18 anni dopo Conti, Pruzzo e compagni. Totti segna la rete del vantaggio, finirà 3-1 con in tifosi in delirio dentro e fuori lo stadio. Roma campione d’Italia, scudetto scucito ai cugini, città riconquistata. In estate i giallorossi conquistano anche la Supercoppa italiana ai danni della Fiorentina. Al termine dell’anno scala la classifica del pallone d’oro fino alla quinta posizione. Nelle successive stagioni dell’era Capello Totti segna tanto ma per due volte si deve accontentare del secondo posto in campionato. Nel campionato 2003-2004 realizza per la prima volta 20 reti ma nell’Europa che conta la Roma non riesce mai ad arrivare oltre gli ottavi. Dopo l’addio di Capello nel 2004 segue un anno di transizione con scarsi risultati per errate scelte societarie, poi arriva il nuovo tecnico Luciano Spalletti. E Francesco si trasforma in prima punta forse all’apice della forma di tutta la sua carriera. Segna i suoi gol più belli (che aprono e chiudono questa stupenda clip) contro Inter e Samp.

Riceve dai grandi del calcio molti elogi in questo periodo e trascina una squadra non fantastica a buoni risultati in campionato (tre secondi posti in quattro anni dietro ad una delle migliori Inter della storia sfiorando il colpaccio nel 2008), quarti di Champions League nel 2007 e 2008, vittoria di due Coppe Italia in entrambe le stagioni e un’altra Supercoppa italiana. Nel frattempo viene nominato per 5 volte miglior calciatore italiano della Serie A, due volte miglior calciatore in assoluto e nella stagione 2006-2007 è il miglior marcatore europeo vincendo la scarpa d’oro con le 26 reti realizzate in campionato. La scomparsa nell’estate 2008 del presidente Sensi lascia un vuoto incolmabile sotto molti punti di vista (la figlia Rosella terrà le redini societarie per tre anni) ma nel 2009-2010 con Ranieri in panchina i giallorossi tentano di nuovo l’impresa in campionato arrendendosi alla doppietta di Pazzini a tre giornate dalla fine soltanto dopo aver già completato la rimonta sull’Inter poi vincitrice dello scudetto. Nel 2011 la società passa nelle mani di una cordata di imprenditori americani ma inizialmente i risultati sul campo saranno negativi. Luis Enrique e di nuovo Zeman sono costretti a lasciare anzitempo i loro progetti di gloria. Nel frattempo in molti danno come finito un Totti trentacinquenne non in grado di sostenere i ritmi del calcio moderno ma lui continua ed infila altre venti reti in due stagioni considerate tutto sommato negative. Con Andreazzoli che sostituisce Zeman al termine della stagione 2012-2103 la Roma riesce ad arrivare in finale di coppa Italia ma perde il derby contro la Lazio. Nell’estate 2013 il nuovo presidente James Pallotta ingaggia il semi sconosciuto allenatore Rudi Garcia. La piazza romana borbotta ma lui senza fare una piega rimette Totti al centro dei suoi schemi d’attacco e vince le prime 10 gare di campionato. Nessuno ci era mai riuscito. Un capitano (e ottimi acquisti) in ottima forma per tutta la stagione non basta per fermare la corazzata Juventus guidata da Conte che si spinge fino al record di 102 punti a fine campionato. Nel frattempo Totti ha scavalcato cannonieri del calibro di Signori, Del Piero, Baggio, Altafini, Meazza, Nordhal issandosi al secondo posto della classifica marcatori serie A con le sue attuali 235 reti. Numeri impressionanti considerando che Francesco fornisce anche un numero indecifrabile di assist decisivi e dunque non può essere considerato una prima punta. Finita qui? Tutt’altro. Il capitano gioca ancora bene, ha appena festeggiato i 38 anni e si sente un ragazzino. Il 30 Settembre 2014 diventa il più anziano a segnare una rete in Champions League, insegue altri record e vuole vincere ancora. A patto che sia con la squadra della sua città e con la maglia che lo ha reso immortale.

Capitolo a parte lo merita la Nazionale dove Totti segna meno ma fornisce tanti assist giocando più arretrato rispetto alla posizione che occupa con la Roma. Dopo aver vinto l’Europeo Under 21 nel 1996, nel 2000 gli azzurri eliminano l’Olanda padrona di casa in semifinale e lui calcia con freddezza uno spettacolare rigore a pallonetto, in finale un suo assist di tacco inizia l’azione del vantaggio che ci fa sentire campioni d’Europa fino all’ultimo minuto di recupero. Sarà man of the match ma un errato disimpegno della difesa italiana permetterà il recupero in extremis dei francesi che conquisteranno il titolo con il golden gol di trezeguet. Le buone prestazioni del mondiale 2002 si infrangono contro i sogni di gloria dell’arbitro Byron Moreno e Totti ne fa le spese con un’espulsione quantomeno da rivedere e la Corea passa il turno con un golden gol ai supplementari. Nel 2004 è autore del più brutto gesto della sua carriera sputando a Poulsen nel match contro i danesi in un girone dove l’Italia verrà eliminata senza mai perdere per mano della presunta combine tra Svezia e Danimarca. Quando a Febbraio 2006 si rompe tibia e perone dopo uno scontro di gioco la maledizione della maglia azzurra sembra non doverlo abbandonare ma il miracoloso recupero gli permette di prendere parte alla rassegna iridata nonostante la condizione non ottimale. totti 2006Diventerà campione del mondo in terra tedesca riuscendo a giocare ed essere decisivo (rigore trasformato al 90° agli ottavi contro l’Australia e prestazione straordinaria per 120 minuti in semifinale contro la Germania) nonostante la frattura subita a Febbraio. La finale di Berlino sarà per lui l’ultima partita in azzurro, poi lascia la nazionale per i troppi problemi fisici e per concentrarsi sulla sua Roma.

L’uomo Francesco, seppur timido e riservato, ha spesso lasciato traccia anche fuori dal campo con battute esilaranti.

Genuino e molto attento alla beneficienza è comunque poco amato in Italia fuori dai confini capitolini per il suo “eccessivo” attaccamento alla città di Roma, ma è molto ammirato all’estero per la sua strabiliante carriera. Noi spettatori attendiamo le prossime perle di un capitano che non smette mai di stupire.

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