Roma bocciata in Champions

Ci sono notti in cui serve coraggio, cuore ed esperienza. Notti in cui devi soprattutto dimenticare la paura che ti blocca nel momento di oltrepassare quel limite che determina la sconfitta anziché la vittoria. La frustrazione anziché la gioia. I secondi posti anziché gli scudetti. La Roma vista questa sera con il City è l’amara sintesi di una squadra buona ma solo fino ad un certo punto. Una squadra che dal 2002 è arrivata 7 volte seconda in campionato ma che non ha mai brillato nei momenti decisivi. Una squadra così può lottare per lo scudetto, ma solo fino a tre giornate dalla fine. Può fare bella figura a Manchester e strapazzare il CSKA in venti minuti per poi tornare mestamente a casa con 5 punti e 14 reti subite (peggio di Maribor e Apoel e a pari merito con il Ludogorets) in 6 partite. Nella notte di Champions è parsa evidente la mancanza di carisma. Si salvano Manolas e Nainggolan rispettivamente in difesa e in mezzo al campo. Davanti Ljajic e Gervinho fanno il possibile, mentre Totti è in evidente affanno e sottoritmo rispetto ai centrocampisti avversari. Nel secondo tempo, con la qualificazione in mano grazie ad uno sportivo Bayern, manca la cattiveria agonistica (Maicon cammina sull’azione decisiva di Nasri) necessaria in un match così importante, cosa che non vedresti mai in un Vicente Calderon qualsiasi. Resta chiaro che l’eventuale vittoria stasera, ancorché plausibile considerato l’equilibrio in campo, non avrebbe di certo azzerato l’enorme divario con le big (Real, Barça, Bayern e Chelsea in primis) ma avrebbe almeno dato quella spinta emotiva per il futuro di cui la Roma necessitava. Invece no, la squadra si è sciolta ancora una volta nel momento clou. Inoltre la non sostituzione di Totti ad inizio secondo tempo con la squadra in vertiginoso calo è stata un errore, magari ininfluente ai fini del risultato. Garcia lo sa, ma probabilmente situazioni ambientali particolari non gli hanno permesso di decidere serenamente. Purtroppo infatti nessuno a Roma è in grado di dire certe cose quando c’è di mezzo il Capitano, anzi magari si preferirà scrivere che con De Rossi (giustamente escluso) in campo sarebbe finita diversamente. Bisogna imparare dall’esperienza pluriennale e dagli errori fatti in precedenza. Prima o poi anche stampa, radio e tifo giallorossi capiranno che l’allenatore è pagato per gestire un gruppo nel migliore dei modi. Non proteggere Garcia vorrebbe dire indebolirlo e forzarlo a nuove scelte errate per il futuro. Con buona pace dei trofei (italiani) che nel frattempo vengono sollevati dagli avversari.

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