Rivoluzione pugliese a New York

11 Settembre 2015, ricorrenza tragica per i newyorkesi. Ma la Grande Mela è già infiocchettata per coronare entro 24 ore la regina di casa nonché tennista più forti degli ultimi vent’anni, quella Serena Williams che ha annichilito tutte le avversarie in Australia, a Parigi e Londra e che è pronta per festeggiare il Grand Slam alla tennisticamente non tenera età di 34 anni. L’impresa che non riesce dai tempi di Steffi Graf nel 1988 sembra essere a portata di mano sia per lo strapotere dimostrato da Serena sia per la mancanza di avversarie sufficientemente forti e carismatiche. Halep, Kvitova, Azarenka, Sharapova (assente a New York) l’hanno sempre subita, lei deve però far attenzione a non calare la concentrazione soprattutto nei primi turni che in passato le hanno giocato brutti scherzi. Con qualche brivido di troppo e rimonte da manuale Serena approda in semifinale, nel frattempo le altre cadono alla spicciolata e sembrano lasciare il portone spalancato per il più atteso degli eventi; il Grand Slam in casa della festeggiata che qui ha già trionfato sei volte di cui tre nelle ultime tre edizioni. Nel penultimo atto l’attende la n°43 Roberta Vinci alla sua prima semifinale Slam. Un’impresa quella di Roberta apparentemente non migliorabile tanto più dovendo affrontare un’avversaria pressoché ingiocabile e mai battuta prima. Dall’altra parte del tabellone l’unica altra top ten superstite Simona Halep affronta la veterana Flavia Pennetta. Ebbene si, due italiane a New York in semifinale, mai successo prima. E ora speriamo che lottino fino in fondo e che riescano a fare bella figura per lasciare un bel ricordo prima di assistere alla sfida tra le due favorite in finale. Venerdì mattina, la prima a scendere in campo è Flavia, lei ama questi campi, è già stata più volte nei quarti a Flashing Meadows e per lei questa è la seconda semifinale. La sua prestazione è imperiosa, vincenti da ogni posizione e la misera concessione di 4 games in appena 59 minuti alla n°2 del mondo. E’ finale! Poco più tardi in un immenso e rumoroso Arture Ashe Stadium entra in campo la regina di casa che divide il palcoscenico con Roberta. Primo set 6-2 come da pronostico. Stavolta non c’è nemmeno bisogno della rimonta, anche perché nel seconso set Serena parte bene. Ma Roberta ci prova e trova un insperato break che la porta fino al 6-4 finale. 1-1 e tutto da decidere nel set decisivo. Quello dove Serena solitamente demolisce tutte le avversarie. Pronti via e siamo 2-0 Serena, ora basta tenere il servizio per giocarsi domani la finale contro Flavia Pennetta, che con tutto il rispetto non è Martina Navratilova e sarà piuttosto emozionata e intimidita al solo pensiero di doverla affrontare in finale. Ma Roberta reagisce ancora con la forza della disperazione e il suo rovescio tagliato accompagnato da attacchi a rete infastidiscono e non poco la regina. E’ controbreak, 2-2. Il livello di gioco si alza, poi 3-3 e ci si avvicina ai momenti decisivi. Serena serve per prima, mette a segno un vincente, anzi no, Roberta recupera, viene a rete, ribatte due volte, stop volley finale e Serena finisce piegata sul tabellone laterale, stremata e incredula. Break del 4-3 per Roberta, che allunga subito, 5-3. Poi 5-4. E ora serve per il match. Quattro punti consecutivi ammutoliscono definitivamente l’Artur Ashe e consegnano alla storia del tennis femminile una delle partite più incredibili. E’ finale Slam tutta italiana, poco importa se il giorno dopo una delle due rimarrà fuori dall’albo d’oro perché gli amanti di questo sport non dimenticheranno mai questo fine settimana. vinci-pennetta-abbraccioFlavia e Roberta sono amiche, separate alla nascita da appena sessanta chilometri e hanno giocato insieme da quando avevano nove anni. Si presentano alla sfida finale tese ma consapevoli che comunque vada sarà un successo. L’equilibrio si spezza nel tie-break del primo set quando Flavia ingrana la quarta, non sbaglia più niente e si ritrova sul 4-0 nel secondo. Roberta ci prova anche stavolta, ma Flavia la conosce troppo bene, e chiude vincitrice una finale più emozionante che bella. Dove anche chi ha perso verrà ricordato molto ma molto a lungo da tante persone, e tra queste possiamo scommettere ci sarà anche una certa Serena. L’abbraccio finale tra le due è qualcosa di mai visto prima, Flavia ha anche il tempo di confessare un segreto che da lì a poco segreto non sarebbe più stato. Tra sorrisi sinceri e l’inedita complicità che lega perdente e vincitrice sopra un palco così prestigioso Flavia stupisce il mondo con le parole più di quanto sia riuscita a fare con la racchetta: “questo è il mio ultimo US Open” che equivale a dire ritiro dai campi entro fine anno. Rimaniamo attoniti, forse egoisticamente dispiaciuti ma consapevoli di aver assistito ad una bella storia di sport. Una di quelle storie da poter raccontare ai nostri nipoti che ci guarderanno con gli occhi spalancati e la bocca aperta.

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