Iustitia ad Pistorius

Lo sport ci regala spesso storie emozionanti, di vittorie e sconfitte, di uomini e donne che dedicano una parte o tutta la loro vita per il raggiungimento di un sogno che hanno dentro fin da bambini. A volte però, gli stessi protagonisti di queste storie macchiano indelebilmente le loro carriere con errori incancellabili. Il doping (la cui regolamentazione andrebbe discussa a parte) è oggigiorno considerata la macchia per eccellenza, poiché falsa le competizioni, il rapporto di onestà con gli avversari, ma in primis l’idea stessa di sportività. Basti pensare a grandi atleti passati dall’altare alla polvere in pochi attimi come Ben Johnson, Lance Armstrong o Alex Schwazer. Ci sono poi storie sportive che si intrecciano con tragedie personali come “o goleiro Bruno“, ex portiere del Flamengo, che sta scontando vent’anni di carcere per aver ucciso in modo brutale l’amante incinta o come l’ex campione di pugilato Mike Tyson che ha alternato grandi battaglie sul ring a comportamenti criminali fuori e dentro al quadrato riservato ai boxeur (uno su tutti il morso in mondovisione con cui staccò un pezzo di cartilagine dall’orecchio di Holyfield). pistorius partenza 400 metriOggi l’incriminato non è un campione qualsiasi ma risponde al nome di Oscar Pistorius, icona dello sport del nuovo millennio che ha contribuito in maniera determinante alla crescita del mondo paralimpico. Il suo handicap ad entrambi gli arti inferiori lo costringe a correre con due protesi speciali, con le quali è stato campione paralimpico nei 200 metri nel 2004 e ha vinto tre medaglie d’oro nell’edizione cinese dei Giochi quattro anni più tardi. La sua popolarità è inoltre dovuta alla lunga diatriba con la IAAF relativamente alla sua partecipazione alle olimpiadi dei normodotati nel 2008 che, dopo le controversie legate ai presunti vantaggi apportati dalle sue protesi e la sua ammissione ai Giochi decisa dal Tribunale Arbitrale dello Sport, si risolve tuttavia con la mancata qualificazione per non raggiungimento del tempo minimo da parte di Pistorius. Nonostante ciò l’impresa gli riuscirà alle Olimpiadi di Londra 2012 dove riesce a gareggiare nei 400 metri piani, primo atleta amputato in grado di partecipare ai Giochi Olimpici nell’atletica leggera. A soli 26 anni, con 6 ori paralimpici al collo, la sua straordinaria storia sembra doverlo inserire di diritto nell’olimpo dello sport come campione ed esempio da seguire. Ma il 14 Febbraio 2013 i giornali di tutto il pianeta riportano la notizia dell’omicidio della sua fidanzata, l’ex modella Reeva Steenkamp. Pistorius è subito accusato di omicidio volontario e si difende dicendo che avrebbe sparato contro colui che pensava fosse un ladro dietro la porta del bagno. pistorius tribunaleDopo un anno e mezzo di indagini arriva il primo verdetto che, oltre a scagionare Pistorius da un altro episodio anomalo del suo passato dove sparò un colpo di pistola, lo assolve dall’accusa più grave, da quell’omicidio premeditato, che avrebbe potuto costargli l’ergastolo, e anche dall’omicidio volontario punito con una detenzione minima di 15 anni. Rimane in piedi l’omicidio colposo, che nella peggiore delle ipotesi significa 15 anni di carcere ma possibilmente anche sospensione condizionale della pena e pagamento di una multa. Bisognerà attendere ancora un mese per conoscere l’esatto verdetto, nel frattempo Pistorius rimane in libertà vigilata. Per la giudice sudafricana: “Pistorius sparò intenzionalmente attraverso la porta del bagno, ma non aveva intenzione di uccidere Reeva e agì con negligenza”. Dagli elementi emersi sembrerebbe però che ci fossero già stati altri incidenti per violenze domestiche segnalati dai vicini e comunque quattro colpi di pistola colpendo chicchessia dietro una porta possono solo “stranamente” essere catalogati come omicidio colposo. Il comitato paralimpico ha già dato la sua disponibilità ad un eventuale ritorno in pista da parte di Pistorius. Gli sponsor, che si erano subito distaccati dall’atleta nel suo momento più difficile per evidenti ragioni economiche, potrebbero fare a breve (chiaramente dopo aver ben ricalcolato il rapporto costi-benefici) un passo indietro. E voilà che tutto o quasi tornerebbe come prima. Pistorius in pista, gli sponsor sulle sue maglie, il denaro che cancella l’umanità. The show must go on. Tranne la vita di Reeva – o di chiunque si fosse trovato dietro quella porta – e dei suoi familiari.

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