Copacabana dopo la “Copa”

E’ una spiaggia, è un quartiere, è un simbolo. E’ Copacabana. Storia di un mese fa, migliaia di tifosi provenienti dai 5 continenti calpestano il calçadao più famoso di Rio de Janeiro, è una giostra di colori ed emozioni tra Oceano Atlantico, Cristo Redentor e pão de açucar. Chi sogna il bis mondiale torna incredulo a casa dopo due partite, poi i centimetri e i rigori fermano un grande Cile. Il Brasile avanza. La nuova stella è James Rodriguez. La sua Colombia vola, miglior squadra fino ai quarti, poi cade davanti al peso psicologico di incontrare i padroni di casa. Ai verdeoro mancano solo due passi per coronare il sogno di laurearsi campioni tra le proprie mura dopo la sconfitta in rimonta dell’Uruguai nel 1950. La seleçao si presenta in semifinale senza Neymar infortunato e Thiago Silva squalificato. Ad attenderla c’è una grande Germania. Quello che succede a Belo Horizonte l’8 Luglio 2014 è qualcosa di incredibile, d’altri tempi, da TV in bianco e nero. Al 29′ i tedeschi sono avanti 5-0. Finirà 7-1. Sette a uno. La storia del Grande Brasile viene letteralmente demolita in novanta minuti. Chi ama il calcio ricorderà per sempre questa serata. E da queste parti il calcio è una religione. Per i brasiliani la “Copa” finisce qui. Forse per qualcuno c’è giusto il tempo di consolarsi amaramente con la vittoria tedesca in finale sui cugini argentini.

Torniamo a noi, Copacabana dicevamo. Un mese dopo, i mancati segni di una vittoria tanto attesa quanto poco probabile, sono riflessi nelle impalcature non ancora del tutto smontate. Nel frattempo in TV i processi sul calcio brasiliano sono senza appello e ci si rende conto che non basta il talento, serve organizzazione. Però la vita riprende, il 1950 è lontano anni luce. Stavolta niente suicidi per una partita di calcio. Duecento milioni di brasiliani sono in transizione tra un passato da Paese povero e un presente e prossimo futuro da Paese protagonista. Passeggiando sul lungomare si nota la voglia di cambiare anche se le disparità sono ancora notevolmente più ampie rispetto al vecchio continente. Forse il rumore delle onde rende il tutto più vivibile e appassionante, ma un popolo così solare e gentile non potrà che vincere la sfida con il proprio futuro.

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